I metodi biochimici potrebbero contribuire a indagare lo stato di salute degli alberi

Dalla «moria» degli anni ’80, la salute dei boschi svizzeri è sotto stretta osservazione. Le caratteristiche prese in esame come «termometro» delle loro condizioni hanno però non sono sempre affidabili. Un team di studiosi guidato dall’Istituto WSL ritiene opportuno integrare le analisi biochimiche nei programmi di monitoraggio.

Quando all’inizio degli anni ’80 in alcune località furono osservati abeti bianchi e altre specie arboree con segni di malattia e debolezza su superfici piuttosto estese, numerosi operatori forestali e ricercatori rimasero perplessi. Si ipotizzava che la causa potesse essere la «pioggia acida», ritenendo che a indebolire gli alberi fossero i gas di scarico ricchi di zolfo che finivano nel bosco con le precipitazioni piovose.

L’estesa «moria dei boschi» evocata dai media, tuttavia, non si verificò. Opinione pubblica e mondo scientifico si resero tuttavia conto che lo stato di salute di molti alberi era precario e che era urgentemente necessario ridurre le emissioni di sostanze nocive, oltre che monitorare a lungo termine gli apporti delle stesse nei boschi e la salute delle specie arboree. In tutta Europa furono quindi avviati programmi di monitoraggio come l’Inventario Sanasilva condotto dal WSL e la Ricerca a lungo termine sugli ecosistemi forestali LWF.

Il miglior indizio sulle condizioni degli alberi

A seconda dell’ambito da studiare, diversi sono stati gli aspetti presi in considerazione come indicatori della salute degli alberi: prima fra tutti la perdita di foglie nelle chiome degli alberi, ossia il diradamento delle chiome, ma anche lo spessore degli anelli annuali o l’aumento della massa di un albero. Tutti questi parametri non costituiscono tuttavia indicatori affidabili della salute dell’albero: a sostenerlo è un trio di ricercatori guidato dal dendcronologo Paolo Cherubini dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL in un articolo pubblicato su Current Forestry Reports. «Anche 50 anni dopo la “moria degli alberi” manca un concetto chiaro e di applicazione universale per giudicare la vitalità degli alberi e la salute del bosco», scrivono gli autori.

Come «termometro», essi propongono di ricorrere ad analisi della composizione biochimica degli anelli di accrescimento annuale. «Gli anelli annuali forniscono informazioni non solo sulla crescita degli alberi nel passato, ma anche sui processi fisiologici che hanno interessato l’albero in questione», spiega Cherubini. Questi ultimi variano a seconda delle condizioni ambientali nella fase di accrescimento dell’anello annuale.

Gli anelli annuali mantengono tracce dello stress ambientale

Le analisi proposte sfruttano il fatto che nel diossido di carbonio (CO2) che le piante assorbono dall’aria è possibile individuare varianti di carbonio (C) e ossigeno (O) di peso atomico diverso. Si tratta dei cosiddetti isotopi, che si accumulano in diversa quantità nel legno a seconda della qualità della fotosintesi svolta dall’albero. In caso di forte siccità, per esempio, le aperture stomatiche delle foglie attraverso cui l’albero per così dire «inspira» si chiudono per non sprecare troppa acqua. Un'analisi degli isotopi può rilevare questo squilibrio chimico.

Il rapporto tra gli isotopi varia in funzione di fattori quali condizioni di luce, temperatura, disponibilità di acqua e sostanze nutritive, ma viene anche influenzato da aspetti come malattie, infestazioni di parassiti, eventi climatici estremi o contaminazione da sostanze nocive. Siccome nella nostra zona climatica l’accrescimento del legno procede per anelli annuali, è possibile datare questi fattori d’influenza anche a molti anni di distanza. «Così possiamo ricostruire se un albero in passato è stato sottoposto a stress ambientale», chiarisce Cherubini. I costi per queste analisi sono nettamente diminuiti negli ultimi anni. «Per questo motivo, consigliamo di integrare in futuro l’analisi degli isotopi nei programmi di monitoraggio della salute dei boschi».

Questa richiesta incontra la disponibilità dei responsabili dei programmi di monitoraggio del WSL, che esprimono tuttavia anche alcune riserve. Per valutare rapidamente le condizioni dei boschi, fattori come il diradamento delle chiome e la mortalità degli alberi sono molto significativi e rilevabili a costi ridotti, spiega Peter Brang, che fin dagli anni ’90 si occupa a fondo di come definire la salute degli alberi. Arthur Gessler, che lavora presso il programma LWF in qualità di biogeochimico, aggiunge: «Gli isotopi negli anelli annuali sono una grandezza di misurazione integrativa molto utile per determinare la vitalità degli alberi». Tuttavia, non possono sostituire altre analisi. Fra le questioni in sospeso occorre segnalare tra l’altro la qualità della standardizzazione dei prelievi di campioni di anelli annuali a livello europeo nell’ottica della comparabilità dei dati, così come l’aspetto dei costi.

La conclusione di Cherubini è che l’esame degli isotopi negli anelli annuali fornisce indicatori promettenti in merito alla vitalità degli alberi e consente di risalire ai motivi per cui gli alberi versano in buone o in cattive condizioni. Inoltre, tali analisi presentano il grande vantaggio di consentire una retrospettiva sul passato.

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