Numero delle vittime da valanga - Evoluzione in 80 anni

01.11.2016  |  News

Da un’analisi dei dati relativi alle vittime da valanga in Svizzera emerge che nelle zone protette il numero delle vittime è diminuito nettamente negli ultimi 80 anni. Dopo aver registrato un picco negli anni ‘80, nelle zone fuoripista è sceso e da allora è rimasto relativamente costante, nonostante il numero dei freerider sia progressivamente aumentato.

Gli sport invernali fuoripista stanno registrando un vero e proprio boom. Anche il prossimo inverno le montagne saranno di nuovo invase da numerosi escursionisti e freerider. Ma questo progressivo aumento si traduce anche in un maggiore numero di vittime da valanga? Per poter rispondere a questa domanda, l’SLF ha analizzato gli incidenti mortali da valanga, i cui dati sono stati tutti archiviati dal 1936 nella banca dati delle valanghe catastrofiche dell’istituto.

Netta diminuzione delle vittime nelle zone protette

In 80 anni, partendo dall’inverno 1936/37, sulle Alpi svizzere e nel Giura sono decedute quasi 2000 persone in più di 1000 valanghe. Nelle zone protette – vie di comunicazione stradali e ferroviarie, centri abitati e piste da sci – il numero delle vittime è calato nettamente negli ultimi decenni. Se alla fine degli anni ‘40 in queste zone trovavano la morte in una valanga ancora 15 persone all’anno (media sui 15 anni), nel 2010 questo valore è sceso a meno di 1 persona all’anno. La maggior parte di queste valanghe si è distaccata spontaneamente e quasi la metà degli eventi registrati su vie di comunicazione e piste da sci sono stati infortuni sul lavoro. Massicci investimenti nelle opere di difesa da valanghe, migliori carte del pericolo di valanghe, efficaci chiusure, evacuazioni e distacchi artificiali di valanghe hanno contribuito in maniera determinante a far sì che nelle zone protette il numero delle vittime sia diminuito rispetto a un tempo.

Meno vittime da valanghe nonostante più freerider

Un quadro completamente diverso si presenta invece se si analizza il numero di vittime da valanga nelle zone fuoripista, cioè quelle al di fuori dei centri abitati, delle vie di comunicazione o delle piste protette. Gli incidenti che si sono verificati in queste zone nel corso degli ultimi 80 anni hanno coinvolto quasi sempre persone che al momento dell’evento stavano svolgendo attività fuoripista con gli sci, lo snowboard o le racchette da neve nell’ambito del loro tempo libero. Nella maggior parte dei casi sono state le vittime stesse a causare il distacco della valanga. Se agli inizi degli anni ‘50 il numero delle vittime era ancora inferiore a dieci unità all’anno (media sui 15 anni), negli anni ‘60 e ‘70 il valore è aumentato nettamente fino a toccare negli anni ‘80 il triste primato di 27 vittime da valanga all’anno. Il netto aumento delle vittime nelle zone fuoripista si è verificato durante una fase in cui il turismo invernale si è sviluppato notevolmente, la nascita dei comprensori sciistici ha registrato un boom e la mobilità della popolazione è aumentata. Sebbene il numero dei freerider abbia continuato ad aumentare, negli anni ‘90 il numero delle vittime è diminuito (in media 20 all’anno). L’intensificato lavoro di prevenzione (ad es. corsi di nivologia per dirigenti del CAS e capi-comitiva J+S), una migliore informazione sulla situazione valanghiva e la crescente diffusione degli apparecchi di ricerca travolti in valanga (ARTVA, sonda, pala) dovrebbero aver contribuito a questi numeri positivi.

Tendenze simili anche negli altri paesi alpini

Dal 1970 sono disponibili le statistiche sugli incidenti da valanga per tutti i paesi alpini. In media, sull’arco alpino hanno perso la vita in una valanga 100 persone ogni anno, sebbene anche in questo caso le cifre oscillino notevolmente di anno in anno. Di frequente il numero delle vittime presenta trend analoghi nei vari paesi: spesso in Svizzera e nei paesi confinanti si sono infatti registrati negli stessi anni valori particolarmente elevati (o particolarmente bassi). E anche sul lungo periodo le tendenze sono molto simili a quelle osservate in Svizzera: nelle zone protette il numero delle vittime è diminuito nettamente, mentre nelle zone fuoripista, dopo un picco negli anni ‘80, è calato e da allora è rimasto relativamente costante. Anche negli altri paesi che si affacciano sull’arco alpino sembra che il maggiore lavoro di prevenzione e informazione in materia di valanghe abbia dato i suoi frutti.

Prevenzione degli incidenti

Negli ultimi decenni la maggior parte degli incidenti da valanga ha coinvolto gli appassionati di sport invernali che si trovavano al di fuori delle zone protette. Dal momento che ogni incidente da valanga può avere gravi conseguenze per le persone coinvolte, la priorità assoluta è quella di evitare per quanto possibile gli incidenti. Di conseguenza, le persone che desiderano muoversi al di fuori delle piste protette dovrebbero

  • formarsi in modo da imparare il comportamento da tenere fuoripista e riconoscere i punti pericolosi con l’aiuto delle conoscenze nivologiche,
  • informarsi sul pericolo di valanghe previsto al momento dell’attività,
  • portare in ogni caso con sé l’attrezzatura di emergenza in caso di valanga, cioè almeno l’ARTVA, la pala e la sonda.

 

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